CRITICARE LA RETE 5G NON CI BASTA! – Alcune riflessioni per allargare la critica

In molteplici contesti diverse persone stanno sviluppando una critica alla nuova rete 5G. Quello che ci auspichiamo è che ciò possa far ritrovare la voglia d’informarsi e di mettere in discussione quello che sappiamo, arrivando anche a criticare non solo questa tecnologia, ma l’intero insieme di processi che ha portato a questo ennesimo sviluppo scientifico.

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RETE 5G: NON SOLO UNA QUESTIONE DI SALUTE

Sempre più persone si pongono dei dubbi in merito all’introduzione della rete 5G ed alle ripercussioni che avrà sulla salute; purtroppo ciò che troppo spesso manca è una critica che prenda in considerazione tutta una serie di problematiche di cruciale importanza. Il tema della salute è sicuramente importante, ma non è l’unico tassello del puzzle. 
La rete 5G infatti sarà il supporto che renderà possibile l’avvento delle future smart city, avvento che l’emergenza coronavirus sta accelerando, creando attraverso la paura quell’accettazione sociale che fin poco tempo fa era ancora acerba. 
Quello che vorremmo fare con questo scritto è andare ad analizzare come ciò che ci circonda cambierà drasticamente e con esso anche noi, il nostro modo di percepirci e di percepire la realtà.

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I ROVESCI MATERIALI DEL MONDO DIGITALE

Testo apparso, con il titolo Les ordis ne naissent pas dans les choux, all’interno del dossier A.C.A.B. (All Computers Are Bastards), a cui è stato dedicato il numero 151 del giornale francese CQFD (“Ce qu’il faut dire”), febbraio 2017.   

Le macchine sofisticate che ci circondano sono fabbricate a partire da materiali che bisogna andare a estrarre dalle viscere della Terra con processi industriali i quali necessitano di molti metalli pesanti e di prodotti chimici, tutti molti tossici, così come di quantità considerevoli di petrolio e d’acqua. È necessario allo stesso tempo un macchinario tecnologico molto elaborato. Per esempio, la fabbricazione di un tablet o di uno smartphone abbisogna di 62 metalli diversi e di molta plastica.

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IL NOSTRO BISOGNO DI SICUREZZA

Nulla è sicuro come la morte. In effetti si sperperano così tanto tempo ed energie per rendere la propria esistenza più sicura sotto ogni aspetto; ma avete mai pensato allora al suicidio? Oggi giorno la tecnologia dà più sicurezza di una madre affettuosa e di un padre premuroso. Ha infine di­staccato l’individuo dal mondo. Con la promessa dell’onnipotenza ne ha invece smorzato il potere – la possibilità di fare e di agire da sé. Ci vuole uno sforzo non indifferente, un vero e proprio lavoro, per rimettersi in relazione con i propri sensi – per provare anche solo un piacere che non sia stordimento o divertimento. Quell’universo, il dominio dell’azione e della scelta, la morale, sembra reciso in maniera definitiva – tant’è che per agire veramente occorre quasi per forza uscire dagli schemi e dal flusso quotidiano. 

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PRIMAVERA SILENZIOSA

È ragionevole descrivere
una sorta di imprigionamento per mezzo di un altro
quanto descrivere qualsiasi cosa
che esiste
realmente
per mezzo di un’altra che non esiste affatto

Daniel Defoe

Perché dovremmo sopportare una dieta di veleni non del tutto nocivi, una casa in sobborghi non del tutto squallidi, una cerchia di conoscenze non del tutto ostili, il frastuono di motori non così eccessivo da renderci pazzi?
Chi dunque vorrebbe vivere in un mondo non del tutto mortale?

Rachel Carson, Primavera silenziosa

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SGUARDO OBLIQUO

Guarda a tutt’occhi, guarda.”
Jules Verne

La prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti.”
Hannah Arendt

La disinformazione giornalistica scomposta ed emergenziale sta facendo da narratrice unidirezionale alla situazione complessa in cui siamo immersi da un mese a questa parte. Improbabile trovare un’unica lente di osservazione ed analisi per affrontarla. Molti piani, prospettive e dinamiche si mescolano e intrecciano richiamando relativi interessi e protagonisti di processi già in corso.
C’è da dire che, come spesso accade nella storia, avvenimenti emergenziali accelerano determinati processi e in questo caso affiorano chiaramente quelli che sono gli obiettivi che, grazie a questa pandemia, si vorrebbe raggiungere.
L’eccezionalità permette di spostare il confine dell’accettabile in modo poco rumoroso e senza preavviso, attuando delle “trasformazioni silenziose” irreversibili.
È importante che gli scenari non siano previsioni. Piuttosto, sono ipotesi ponderate che ci permettono di immaginare, e poi di provare, diverse strategie per essere più preparati per il futuro – o più ambiziosi, come aiutare a plasmare un futuro migliore… gli scenari sono un mezzo attraverso il quale è possibile non solo immaginare ma anche attualizzare un grande cambiamento” (Rockfeller Foundation).

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IL LORO VIRUS, LE NOSTRE MORTI

«La speranza, al contrario di ciò che si crede,
equivale alla rassegnazione.
E vivere quello non è rassegnarsi»
Albert Camus, Noces

Le idee, lo diciamo da lustri, sono epidemiche. Circolano di testa in testa più veloci dell’elettricità. Un’idea che si appropria delle teste diventa una forza materiale, come l’acqua che mette in moto la ruota del mulino. È urgente per noi, Scimpanzé del futuro, ecologisti, cioè anti-industriali e nemici della macchinazione, rinforzare la carica virale di alcune idee messe in circolazione in questi due ultimi decenni. Per servire a ciò che potrà.

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