
24 gennaio iniziativa a Pisa
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Articoli di questo numero:
-ISRAELE COME MONDO: ILTECNO-COLONIALISMO 4.0
Non c’è niente di meglio del modello democratico israeliano che possa rappresentare ciò che è il fine ultimo del progetto denominato smart world. E’ un dato di fatto che gli sviluppi tecnologici testati in Palestina (ma in generale nelle guerre) vengono venduti all’occidente per essere utilizzati all’interno dei contesti urbani, diventando parte fondamentale della trasformazione in corso. Ciò che comporterà lo possiamo vedere chiaramente in Palestina: analisi dei territori, raccolta dati sugli individui, elaborazione e predizione algoritmica, calcolo dei danni collaterali, confinamento e infine attacco militare. In un contesto come quello italiano non è ancora il momento per chi detiene il potere di utilizzare metodologie radicali come quelle impiegate da Israele. Pertanto, la gestione degli individui in modo sempre più capillare passerà per step intermedi che interverranno direttamente sui corpi, La società del futuro non è quell’immagine da cartolina spacciata dai suoi promotori, ma è più una Gaza allargata: da una parte del muro smart city iper-tecnologiche e dall’altra, l’umanità eccedente, inutile, o forse utile semplicemente per sperimentare sulla loro pelle ogni sorta di tecnologia, per poi essere letteralmente eliminata in caso dia troppi problemi, magari mediante gli stessi sistemi di sterminio automatizzati che in questo momento sta utilizzando, addestrando e perfezionando lo stato israeliano a Gaza.
-LE COLTIVAZIONI OGM (TEA) SCENDONO IN CAMPO
La storia dell’ingegneria genetica è lunga circa mezzo secolo, quella che riguarda il trasferimento artificiale di geni all’interno di una pianta è stata messa a punto all’inizio degli anni ottanta. La propaganda sta convincendo la maggior parte della popolazione che le nuove tecnologie in campo agricolo, a differenza di quelle più datate, siano maggiormente sicure, o semplicemente il clima di fiducia generalizzata nei confronti degli sviluppi tecno-scientifici allontana qualsiasi preoccupazione in merito ad esse. In ogni fase storica multinazionali e lobby di ogni sorta hanno saputo usare le terminologie e le strategie più consone per promuovere e far accettare i loro veleni, e ad oggi, il mantra della sostenibilità risulta essere quello più funzionale. Quello che purtroppo in pochissimi ricordano è che è il medesimo ritornello utilizzato dalle stesse lobby per immettere gli OGM agli albori della loro realizzazione. In questo contesto storico, compartimentare gli argomenti senza andare ad analizzare come i vari passaggi siano strettamente interdipendenti, in quello che è lo stravolgimento sociopolitico, ecologico e di senso in atto, porrebbe dei limiti alla costruzione di percorsi di lotta che siano all’altezza della situazione. Affrontare la questione delle colture OGM non può prescindere da un discorso che le inquadri all’interno di ciò che viene definita la quarta rivoluzione industriale.
-L’INSOSTENIBILE RITORNO DEL NUCLEARE
Il disastro ecologico in corso a livello globale ha un impatto crescente e devastante sugli ecosistemi e su tutti gli esseri viventi. I governi mondiali e le lobby industriali e militari cavalcano mediaticamente la catastrofe con false soluzioni, continuando a sfruttare il pianeta. In Italia in particolare, la spinta alla rinascita nucleare tenterà di cancellare la storia delle opposizioni popolari che dagli anni’70 sono state portate avanti con lotte sul campo. Nonostante tali percorsi di lotta le pressioni dell’industria nucleare sul mondo politico non si sono mai fermate. Allo stato attuale, ritenendo che sia un contesto maturo per un consenso generalizzato di questa nocività, la propaganda esce dalle convention di settore e si traveste da informazione generalista, costellata da omissioni e manipolazioni dei dati, che compare a più riprese nei programmi scolastici, sui quotidiani, sui social e nei canali online puntando soprattutto ai giovani. Nel frattempo le università non smettono di sfornare laureati in ingegneria nucleare, mentre le aziende si tengono al passo con investimenti nelle centrali estere e coi reattori sperimentali usati su suolo italico. Non si può dimenticare che ogni tecnologia, oltre ad essere il prodotto della società che la produce, diventa trasformatrice della società stessa: vale anche per l’energia nucleare. Le nuove centrali, fuori da ogni retorica green, non soppianteranno i combustibili fossili, ma serviranno per sopportare e supportare i crescenti consumi delle infrastrutture dietro la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.
-METTERSI IN DISCUSSIONE PER METTERE IN DISCUSSIONE
L’importanza dello studio al fine di comprendere e affrontare un sistema complesso come quello nel quale siamo immersi è innegabile. Quello che a volte viene meno è un percorso di tipo introspettivo in grado di elaborare riflessioni profonde su come certi assunti determinano di fatto come agiamo o non agiamo, e persino come ci rapportiamo tra esseri umani e col resto del vivente. Nel momento in cui si vanno a mettere in discussione certi processi e si accusano Stato, lobby, gruppi finanziari e personaggi di ogni sorta, additandoli come artefici dell’abominio nel quale viviamo (o meglio sopravviviamo), è altrettanto importante andare a scavare dentro sé stessi per fare un percorso individuale di liberazione che sia in grado di costruire percorsi di opposizione che abbiano come motore il reale cambiamento radicale del modello di società antropocentrica e oligarchica nella quale viviamo. La diffusione di certi modi di pensare non è mai stata casuale, si dà il caso infatti, che chi aveva idee che potessero mettere in discussione o destabilizzare chi stava in una posizione di comando è stato perseguitato in ogni modo possibile, al contempo si è stato fatto in modo che certi pensieri diventassero endemici all’interno della società. Il confronto su certe convinzioni è necessario in un percorso di lotta condiviso per chiarire con sé stessi e con gli altri cosa non si vuole in questo mondo e al contempo cosa si vorrebbe.
Per questo che a differenza di chi si accontenta di tracciare una linea dove da una parte ci sono i sostenitori di questo sistema tecno-scientifico e dall’altra i suoi oppositori, a mio avviso andare a sviscerare concetti introiettati e idee di mondo lo trovo fondamentale affinché i rapporti umani si consolidino, inoltre i percorsi che riescono a perdurare nel tempo sono quelli dove la condivisione è più profonda, che non significa l’avere un pensiero unico, ma un progetto comune condiviso nel profondo.













Premessa
In questo opuscolo sono raccolti due testi. Il primo è scritto da noi, mentre il secondo è tratto da Reprendre la terre aux machines. Manifeste pour une autonomie paysanne et alimentaire de L’Atelier Paysan (Seuil, Parigi, 2021).
Il primo testo affronta soprattutto i nuovi OGM (chiamati eufemisticamente Tecniche di Evoluzione Assistita), mentre il secondo è più incentrato sulla digitalizzazione delle campagne; il primo osserva il territorio italiano (e trentino), mentre il secondo parte dal contesto francese. Ma le questioni in essi abbordate si intrecciano di continuo. D’altronde, se persino nella falsa parola dei tecnocrati le «tecnologie che spossessano» si chiamano convergenti un motivo c’è: intelligenza artificiale, Internet delle cose, robotica, nano- e bio-tecnologie si abbattono insieme sul mondo. Ora è il turno delle campagne, dove si vuole sostituire con dei tecnici quel che resta dei contadini. Soltanto in una società alla deriva servono molte parole per sottolineare la posta in gioco etica e politica: affidare la produzione del cibo ai laboratori e a macchinari che non controlliamo ma che ci controllano, significa rinunciare a ogni autonomia e a ogni libertà.
Sembra passato molto tempo dai dibattiti e dalle battaglie contro gli OGM tra la fine degli anni Novanta e gli inizi dei Duemila – e risulterà utile anche per questo il rapido bilancio di quelle campagne di lotta che ne traccia L’Atelier Paysan. Eppure qualcosa è rimasto conficcato tra le fauci del moloch tecno-industriale se esso ha dovuto tenere sostanzialmente nascosto il blitz con cui ha autorizzato la sperimentazione in campo aperto dei nuovi OGM. Diffondere il necessario senso critico verso tale Blitzkrieg è solo il primo passo per rompere il silenzio e trovare compagne e compagni di lotta (e di vita).
La scommessa è che, dentro la più generale incarcerazione tecnologica dell’umanità, l’assalto tecno-industriale alle campagne e al vivente possa costituire un cortocircuito per la Macchina e una breccia per noi. L’accelerazione tecnocratica è tale che negli ultimi anni una parte sorprendente (in tutti i sensi) della società si è svegliata. Effettivamente, di Emergenza in Emergenza, la gragnuola di colpi è stata senza fiato. I necrotecnologi sono convinti che il tempo dell’accettazione sociale verso la campagna dei robot e dell’ingegneria genetica sia ormai maturo? Che torni il tempo degli zoccoli (sabots) e delle falciature!
Alle umane e agli umani disposti a battersi. Da perdere non abbiamo che le nostre catene di silicio.
Rovereto, giugno 2023
Collettivo Terra e Libertà (www.terraeliberta.noblogs.org)
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Contro il mondo delle macchine e della guerra
Sostituzione macchinica
Mentre il ministro dell’agricoltura Lollobrigida parla, con linguaggio nazista, di «sostituzione etnica» degli italiani da parte degli immigrati; mentre i cosiddetti democratici – che il razzismo istituzionale lo hanno sempre praticato senza dichiararlo – lo accusano di «suprematismo bianco», esiste una ben reale «sostituzione» in atto, che tutti gli schieramenti della classe dirigente promuovono: quella degli umani da parte delle macchine.
«Macchine che scimmiottano gli esseri umani tendono a infiltrarsi in ogni aspetto della vita delle persone e le costringono a comportarsi come macchine. I nuovi dispositivi elettronici hanno in verità il potere di costringere le persone a “comunicare” con essi e con gli altri esseri umani nei termini dettati dalla macchina. Ciò che strutturalmente non rientra nella logica delle macchine viene filtrato e in pratica scompare da una cultura dominata dal loro uso. Il comportamento meccanico degli esseri umani incatenati all’elettronica corrisponde a un deterioramento del loro benessere e della loro dignità, a lungo andare intollerabile per la maggior parte di essi. Le osservazioni sulla nocività di ambienti elettronicamente programmati dimostrano che in essi le persone diventano indolenti, impotenti, narcisistiche e apolitiche. Il processo politico si deteriora perché la gente diviene incapace di governarsi e chiede invece di essere gestita».
Gli articoli di questo numero:
-Cibo sintetico per un’umanità sintetica:
L’idea che il cibo sia un qualcosa che possa essere prodotto in fabbrica o in un laboratorio ha radici profonde. In questo articolo, partendo dal percorso culturale che sta dietro questo pensiero, andremo come e da chi viene prodotto tale abominio, inoltre analizzeremo le implicazioni sociali e l’idea di mondo iper-tecnologioco e bio-ingegnerizzato che muove progetti come questo mettendo anche a fuoco le forti contraddizioni di chi si mostra come critico, ma di fatto è sostenitore attivo di suddetti processi di trasformazione.
-Propaganda tra informazione e manipolazione:
Preparare all’accettazione sociale e dirigere il sentire collettivo viene fatto mediante tecniche di manipolazione. La propaganda ufficiale, con le sue narrazioni e i suoi espedienti è riuscita (e continua a riuscire) a plasmare i pensieri della maggior parte degli individui. Anche questo strumento si è evoluto nel tempo, arrivando oggi ad essere così affinato da permettere la gestione dei comportamenti in modo anche preventivo. Comprendendone i meccanismi se ne possono annullarne gli effetti, rendendoci maggiormente capaci di costruirci un pensiero ed un agire che siano figli di ragionamenti realmente nostri.
-Zootecnosi
La storia dell’allevamento è cominciata dopo che ad un certo puntogli esseri umani hanno deciso di tracciare una linea di demarcazione tra loro e gli altri animali. Quest’ultimi, ritenuti inferiori da tempo immemore, l’esercizio del dominio totale è legittimato. La gestione di ogni singolo aspetto della vita dei non umani ha generato l’idea che anche su altre categorie umane ritenute inferiori si potessero replicare pratiche analoghe. Se gettiamo lo sguardo sugli strumenti, sulle dinamiche e sulle prassi violente e coercitive utilizzate nella zootecnia, scopriamo che le medesime sono poi state replicate sull’umanità tutta. Guardare oggi ciò che avviene nell’allevamento 4.0 ci fornisce uno sguardo sul futuro, fornendoci gli strumenti per comprendere e per affrontare l’attacco ai nostri corpi e alle nostre libertà.


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